1)Il Sistema di Coppia

Uno dei principi fondamentali è quello di immergersi sempre in due: due sub possono gestire meglio situazioni ed emergenze difficili rispetto ad un subacqueo solo. Purtroppo chi si immerge molto spesso si ritrova da solo durante le diverse fasi e a volte le conseguenze non sono piacevoli. Spesso la loro attenzione è rivolta totalmente alle proprie attività da trascurare il compagno così da rompere il “sistema di coppia”.

 

2)Rispetto delle Profondità Consentite

Questa  è un’altra delle regole fondamentali che vengono insegnate durante un corso di sub.

L’utilizzo dell’aria in immersione, è legato al problema della gestione della narcosi nelle discese più profonde.

Col termine “narcosi da azoto” si intende quella sensazione di offuscamento mentale, simile agli effetti di una sbornia, tanto da essere chiamata anche ebbrezza di profondità.

In sostanza consiste in una minore capacità di giudizio e di riduzione delle prestazioni neuromuscolari, che pone il subacqueo in una condizione di rischio senza che se ne renda conto.

Non esiste una soglia oltre la quale se ne sentono gli effetti, in quanto il grado di influenza sul subacqueo varia da individuo a individuo e dipende dalle condizioni fisiche ed ambientali: di norma si pensa che la narcosi insorga attorno ai 30 metri di profondità.

 

3)Rispettare i Tempi d’Immersione

Tutte le immersioni definite “ricreative”, vengono svolte in curva di sicurezza, ovvero programmate entro la profondità assoluta massima dei 40 metri e con tempi di fondo tali da non dover effettuare soste decompressive.

L’utilizzo delle tabelle d’immersione e i computer subacquei consentono di programmare le immersioni in tal senso.

Il superamento dei limiti di profondità e di permanenza in immersione che eccedono i suddetti limiti, esulano dalla subacquea ricreativa e richiedono un addestramento e un’attrezzatura particolare.

 

4)La Velocità di Risalita

La velocità di risalita è senza dubbio il più importante dei parametri da rispettare per la sicurezza durante le immersioni.

Durante la risalita il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi al cambiamento di pressione; una risalita lenta consente al corpo di eliminare i gas inerti (in questo caso l’azoto), contenuti nell’aria respirata e assimilati dai tessuti durante l’immersione, in modo graduale. La velocità deve essere compresa tra i 9 e i 18 metri al minuto, da osservare con maggior attenzione e in modo più prudenziale negli ultimi metri.

La sosta di sicurezza è una sospensione precauzionale della risalita, eseguita ad una profondità tra i 3 e i 6 metri (in genere 5) per un tempo tra i 3 e i 5 minuti (in genere 3) per ridurre la quantità di azoto in eccesso.

 

5)Il Rischio MDD

La malattia da decompressione (MDD) è sicuramente la preoccupazione più grande di tutti i subacquei, ma la sua frequenza è molto bassa.

L’impiego diffuso che oggi si fa dei computer subacquei, sicuramente contribuisce a limitare la possibilità di contrarre questa malattia, ma è solo la prudenza e il buon senso di ognuno di noi che può veramente ridurre il rischio.

I computer sono basati su algoritmi, a loro volta basati su modelli o tessuti matematici in relazione, all’assorbimento prima e all’eliminazione poi, dei gas respirati in immersione, ma nessun modello può tener conto di alcuni elementi come il sesso, l’età e le condizioni fisiche dell’utilizzatore, né delle condizioni ambientali come la temperatura dell’acqua, le correnti o altre variabili.

Conseguentemente è buona norma assumere un atteggiamento prudenziale cercando, ove possibile, di rimanere ampiamente entro i limiti segnalati dal proprio computer, ancor più se si è in un contesto di immersioni ripetitive per più giorni di seguito.

In qualche caso di MDD è stato riscontrato che l’immersione non era stata condotta in contrasto con le tabelle o il computer; pertanto le conoscenze in relazione ai meccanismi d’assorbimento e smaltimento dell’azoto, non possono ancora essere considerate né complete né esaustive da un punto di vista scientifico, al fine scongiurare il rischio della malattia.

Il trattamento in camera iperbarica non sempre restituisce la piena funzionalità all’organismo umano: pertanto, perché rischiare?

E’ meglio prestare più attenzione ai tempi di permanenza di fondo, alle tappe di sicurezza e alla velocità di risalita, nonché e soprattutto alle proprie condizioni psico-fisiche (rinunciando magari ad una immersione), piuttosto che ritrovarsi, in seguito, a ricercare le cause e le responsabilità, che nella maggior parte dei casi sono da ricercare solo in noi stessi.

 

 

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